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Nov. 4 10 13 17 27
Dic. 1 11 17 21

Mogli, madri, sorelle delle vittime hanno atteso tutte insieme la lettura della sentenza
TORINO
Quarantadue minuti per leggere la sentenza, le nove di sera, dopo i tg: «La
seconda Corte d’Assise condanna Harald Espenhahn per omicidio volontario con
dolo eventuale». Il presidente Maria Iannibelli pronuncia nel più assoluto
silenzio i nomi degli altri imputati in un’aula strabordante di toghe,
giornalisti, telecamere e soprattutto parenti e colleghi delle sette vittime
della ThyssenKrupp di Torino. Ci sono più di quattrocento persone incollate
alla sua voce: «Condanna Gerard Priegnitz a 13 anni e 6 mesi...».
La sentenza accoglie le dure richieste dei pm Raffaele Guariniello, Laura
Longo e Francesca Traverso, va persino oltre: con Priegnitz, membro del
board di ThyssenKrupp nel periodo della strage sul lavoro, escono dal
processo altri tre imputati con la stessa condanna. Sono Marco Pucci, pure
lui del cda, i dirigenti torinesi Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Nei
confronti di Daniele Moroni, dirigente con competenze nella pianificazione
degli investimenti in materia di sicurezza antincendio, i pm avevano chiesto
9 anni di condanna, i giudici gliene danno di più: 10 anni e 10 mesi.
Ciò che più conta e colpisce di questa sentenza è la condanna
dell’amministratore delegato di ThyssenKrupp Italia per omicidio volontario
sotto il profilo del dolo eventuale: significa che il manager era
consapevole del rischio di gravi incidenti per i lavoratori nello
stabilimento torinese della multinazionale tedesca e che aveva deciso di
correrlo, rinunciando ad investire in misure di prevenzione antincendio la
somma messagli a disposizione pochi mesi prima dal working group della Tk
sulla sicurezza: 800 mila euro per installare un impianto di rilevazione di
fumi e spegnimento automatico del fuoco.
La scelta, di fronte alla prospettiva di chiudere a breve la fabbrica, fu di
conservare la somma per il trasferimento della linea 5. I pm hanno sostenuto
nella lunghissima requisitoria: «L’imputato ha fatto prevalere l’interesse
economico sul fattore umano». I difensori hanno replicato: «È impensabile
anche solo sospettare che l’ad possa aver messo a rischio consapevolmente la
vita dei suoi operai». Nell’ultima replica, ieri mattina, il suo legale,
Ezio Audisio, ha persino toccato un tasto inedito: «L’ingegner Espenhahn
possiede le migliori caratteristiche del popolo tedesco, è meticoloso, quasi
maniacale».
È stato sulla linea 5 che la notte del 6 dicembre 2007 un’onda di fuoco ha
avvolto e carbonizzato l’esistenza di Antonio Schiavone, il primo a morire,
36 anni e tre figli piccoli; Roberto Scola, 32 anni; Bruno Santino, 26 anni;
Angelo Laurino, 43 anni; Rosario Rodinò, 26 anni; Giuseppe De Masi, 26 anni,
e il loro capoturno Rocco Marzo, 54 anni.
L’intera squadra del turno di notte cancellata, tranne Antonio Boccuzzi,
salvatosi miracolosamente perché nell’istante del flash fire stava cercando
di collegare una manichetta ad un serbatoio d’acqua. Si trovava dietro un
muletto che lo protesse dal fuoco.
Profili delle condizioni di sicurezza in quello stabilimento: Marzo era da
due giorni responsabile anche dell’emergenza e da due notti non riusciva a
dormire per la paura di non essere all’altezza; non aveva ricevuto una
formazione per gestire quel ruolo. Boccuzzi e Schiavone avevano alle spalle
l’intero turno di lavoro del pomeriggio. Decisiva per lo sviluppo del fuoco
fu la rottura di un flessibile che trasportava olio minerale nei circuiti
oleodinamici della linea, alla pressione di 140 Bar. Esplosione, onda di
fuoco schizzata a 9 metri d’altezza. L’azione di un lanciafiamme, l’ha
definita un consulente tecnico dei pm.
È prevalsa la tesi dell’abbandono della fabbrica sul piano della sicurezza.
Per questo i giudici hanno riconosciuto le responsabilità dell’azienda
rifilandole pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive. Poi, i risarcimenti:
un milione al Comune di Torino, 973 mila alla Regione Piemonte, 500 mila
alla Provincia, 100 mila a testa a Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil. E una
sfilza di 50 mila euro ai lavoratori parte civile, fra cui Boccuzzi.
Sentenza esemplare che solo un collegio di 7 donne su otto giudici poteva
coraggiosamente fare propria.
LA MOSTRA FOTOGRAFICA GIRA
L'ITALIA![]()
Dopo il grande successo
riscosso a Torino e Terni, la mostra fotografica attraversa il mare e sbarca
in Sardegna.
Di seguito troverete riportate le date e i luoghi dove trovarla.
Dal 13 Marzo2010 al
19 Marzo 2010 :
Villareggia(TO) - Comune - Esposizione mostra fotografica "CHI MUORE SUL
LAVORO"
Vi ricordiamo che,
quest'ultima è sempre disponibile nel catalogo, fornito con la prima
iscrizione all'associazione Legami D'acciaio, e che comunque si può
richiedere nella sezione apposita di questo sito.
Se qualche Comune
fosse interessato ad ospitare la mostra fotografica, di seguito troverete i
moduli da compilare e spedire all'indirizzo :
mostrafotografica@legamidacciaio.it
MODULO 2
Alcune delle tante foto significative della
mostra...
Associazione Legami d’Acciaio ONLUS | Via Trivero 16 | 10145 | Torino| C.F. 97703760013
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