LAVORO PATRIARCALE La mia eredità: il dovere Nascondi dentro te le visioni Lotta e scopri il sedere Tenaci per le soddisfazioni Il lavoro nobilita Trascende crescita interiore Orgoglio mobilita, terra, sangue e sudore. Trovo soddisfazione a scrivere Tempo libero indigesto Soddisfazione a sopravvivere Insipido il mio testo. Calcio duro in preavviso Il nervoso sale lesto Se ti porto in paradiso Forse tu non l’hai mai visto. Deterrente al posteriore Produzione al mio signore Spenno i polli col sudore Ormai, non conto più le ore. E la sera quando arriva Soddisfatto di esser stanco Sempre in credito di I. V.A. Sogno il mio cavallo bianco. Soddisfatto non mi sembro Ho già in prestito il mio tempo Eppur un tempo io mi lembro Tempio e crescita in un lampo Ho già scritto le mie ore Sul taccuino d’ogni dove Triste assegno arriva al cuore Soddisfazione soave La mia rima dedicata Spende l’anima dannata Questa fame assatanata Domani altra giornata. Vorrei partire. Non mi porto niente In cammino per capire Ove son ancor presente. __________________________________________________________ MACCHINA ANIMALE La morte addosso Paraocchi per non riconoscerla La corte affosso Tarocchi a convincerla Non si guarda indietro Fa, troppo male a tutti… Vive sorda e tetra Del suo zoppo e dei lutti. Ladra di mestiere Anticipa il finale Cruda di cattiverie La macchina animale. Rumore contro musica La guerra dei poveri Sudore sventrò l’anima E sotterra i cadaveri. Decoro numerico Produce tutti i giorni Ristoro famelico Riduce dei piatti i contorni. Operaio senza sosta Non le hai mai mancato L’orario danza apposta Cantai pel privato.
Fabrizio Bella
Is operaius puru
andant’ a su ceu
benida s’ora.
tenianta
Deu miu
e is atrus
pagu prusu.
Froris de beranu
e minescidu pausu
messaus
de disaura manna.
Fillus
de pesai chena carinnus
e cuntzillus de babai.
Bisus
aditzu acinnaus
fascaus e truncaus in su nasci
de pampas a tzerrius
apilladas
de su mabiori asuriu de arrichesa
fraigada in sa peddi de is operaius.
Atrus seti steddus
si funti aciuntus
a su ceu
ma po mimi
no esti agiubori.
Gianni Ledda
Anche gli operai
vanno in paradiso
venuta l’ora.
Ventisei anni
avevano
Dio mio
e gli altri
poco più.
e meritato riposo
falciati
da grande sventura.
Figli
da allevare senza carezze
e consigli di padre.
Sogni
appena accennati
avvolti e stroncati sul nascere
da fiamme urlanti
sorte
dalla malvagia brama di ricchezza
costruita sulla pelle degli operai.
Altre sette stelle
si sono aggiunte
al paradiso
ma per me
non è giubilo.
Gianni Ledda
IL LAVORO
DICE IL SIGNORE A CHI BATTE
ALLE PORTE DEL SUO REGNO,
FAMMI VEDERE LE MANI
SAPRO IO SE NE SEI DEGNO.
L’OPERAIO FA VEDERE
LE SUE MANI DURE DI CALLI,
HAI TOCCATO TUTTA LA VITA
TERRA,FUOCHI,METALLI.
SONO VUOTE D’OGNI RICCHEZZA,
NERE,STANCHE ,PESANTI.
DICE IL SIGNORE: CHE BELLEZZA !
COSI SONO LE MANI DEI SANTI .
Renzo Pezzani
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