Colloqui, visite mediche, contrattazioni sullo stipendio, firme di contratti. è in continua evoluzione la situazione dei lavoratori della Thyssenkrupp che dopo l' incidente che ha ucciso sette colleghi non hanno più fatto ritorno all' acciaieria. Per cento di loro - che non avevano trovato posto altrove, non erano in età pensionabile e non sono impegnati allo smantellamento dello stabilimento - l' azienda tedesca aveva previsto la cassa integrazione per due anni, con la promessa di una ricollocazione per 60 di loro entro quest' anno e 40 entro il prossimo. E il numero dei cassa integrati è già diminuito, visto che una ventina di dipendenti hanno trovato un posto all' Alenia e dovrebbero iniziare a lavorare nei prossimi giorni.

Altri 20 erano già stati assunti dalla Neumayer Tekfor di Avigliana. E altre aziende, tra cui l' Amiat, avrebbero offerto un posto. «Il fatto è che per molti non è facile accettare il primo lavoro che viene proposto visto che all' acciaieria di corso Regina Margherita, soprattutto negli ultimi tempi in cui la carenza di personale imponeva molti straordinari, si arrivava a percepire degli stipendi piuttosto alti e adesso trovarsi con 600-700 euro in meno a fine mese non è una scelta facile», ha commentato Giorgio Airaudo, leader della Fiom.

L' accordo prevede in ogni caso l' impegno di un' eventuale assunzione in una delle aziende del gruppo Thyssen in provincia di Torino di chi alla fine dei due anni non avesse ancora trovato una sistemazione. Una garanzia praticamente unica rispetto alle altre aziende in crisi. E oltre all' occupazione dei lavoratori continua ad avere molta importanza l' aspetto simbolico rispetto alla tragedia, la necessità di ricordare e fare in modo che quelle morti servano da monito per scongiurare altri incidenti sul lavoro.

 

Dopo la Thyssen in cerca di futuro